domenica 25 aprile 2010

ddl lavoro: aggiornamenti al 29 aprile 2010

(Fonte: ANSA) - ROMA, 29 APR - L'Aula della Camera ha approvato il ddl Lavoro, che era stato rinviato alle Camere dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. I voti a favore sono stati 259, 214 quelli contrari, 35 gli astenuti (Udc e Liberaldemocratici).

Ora il provvedimento passa all'esame del Senato. 'Allo stato riteniamo che non ci sia l'esigenza di modifiche' ha detto il sottosegretario al Welfare, Viespoli. Ieri e' stato approvato un emendamento del Pd sulla clausola compromissoria in materia di arbitrato.

SACCONI SODDISFATTO, DEFLAZIONATO CONTENZIOSO - "Esprimo soddisfazione per il voto della Camera dei Deputati del disegno di legge che regola l'arbitrato per 'equita'' in funzione di una più tempestiva soluzione delle controversie di lavoro". Lo ha affermato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi commentando l'approvazione alla Camera del testo del Ddl del lavoro dopo il rinvio in Parlamento da parte del Quirinale. Sacconi sottolinea che "sono ben un milione e mezzo le cause pendenti cui si aggiunge un flusso annuale di circa 400 mila per una durata media che va dai cinque ai sette anni se il procedimento arriva in Cassazione. Deflazionare il contenzioso in materia di lavoro significa da un lato garantire la libera possibilità di scegliere una giustizia più rapida e, dall'altro, incoraggiare nuovi rapporti di lavoro". Per il ministro del Lavoro, "la richiesta di riesame da parte del Capo dello Stato ha consentito di considerare nella legge utili aggiustamenti che sarebbero stati altrimenti risolti dalla contrattazione collettiva". "Ringrazio tutte le organizzazioni dei lavoratori e degli imprenditori che hanno sottoscritto un avviso comune in favore dell'arbitrato - ha quindi aggiunto Sacconi - Va apprezzata la posizione di quei gruppi parlamentari di opposizione che astenendosi hanno manifestato disponibilità al confronto di merito. Irragionevole é apparsa quella opposizione politica e sociale che utilizzando toni drammatici ha ancora una volta dimostrato un approccio conservatore e ideologizzato rispetto all'evoluzione della regolazione del lavoro e delle relazioni industriali". Secondo Sacconi, ora il Senato "avrà la possibilità di un ulteriore esame del testo verificando soprattutto la semplicità e l'interpretazione certa delle norme in funzione di una loro più agevole applicazione".

Fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/Lavoro/Sindacato/Ddl-lavoro-Cgil-domani-presidio-di-protesta-a-Montecitorio_307901063.html

Roma, 27 apr. - Centinaia di presidi davanti alla prefetture di tutta Italia si sono svolti ieri per la mobilitazione promossa dalla Cgil 'No alla controriforma del diritto e del processo del lavoro'. Un'iniziativa, quella messa in campo dal sindacato, contro il 'collegato lavoro' e che si è svolta a pochi giorni dal voto in Aula sul provvedimento. La Camera infatti voterà il ddl lavoro domani, 28 aprile, quando, in contemporanea, la Cgil terrà un presidio a Roma, in piazza Montecitorio, a partire dalle 14.

La Cgil con queste iniziative vuole denunciare un provvedimento "sbagliato e incostituzionale, come del resto testimonia lo stesso rinvio alle camere del testo da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano", spiega il segretario confederale, Fulvio Fammoni. Una mobilitazione e una denuncia che il sindacato di Corso d'Italia "porta avanti da oltre 2 anni - aggiunge - da quando il provvedimento ha iniziato il suo iter parlamentare, contro una proposta che prevede, tra le altre cose, di affidare la giustizia in materia di lavoro ad 'arbitri' chiamati a giudicare 'secondo equità' e quindi non secondo legge, vanificando nei fatti i diritti dei lavoratori".

La proposta di legge, infatti, nonostante le modifiche apportate dalla commissione lavoro della Camera, giudicate insufficienti dalla Cgil, "continua a prevedere - rileva il dirigente sindacale - che, nel momento della stipula di un contratto di lavoro, si possa definire una sede di arbitrato per risolvere le future controversie, sede nella quale si potrà anche non tenere conto delle leggi vigenti, ma solo una generica e non meglio definita equità, derogando a leggi come ad esempio lo 'Statuto dei lavoratori' e il suo articolo 18. Una proposta a cui un lavoratore difficilmente potrà opporsi".

"L'ottimo risultato raggiunto con la mobilitazione conferma l'attenzione e la contrarietà tra i lavoratori su questo provvedimento", afferma Fammoni, secondo il quale "siamo di fronte a una legge che penalizza i diritti dei più deboli e che presenta su tanti aspetti vizi di incostituzionalità". Per questo, conclude, "la mobilitazione prosegue con il presidio di mercoledì alla Camera dei deputati, con la campagna di informazione a tutti i lavoratori, con ulteriori iniziative di mobilitazione durante il passaggio al Senato e che continuerà anche a legge eventualmente approvata".


Fonte: http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?option=com_content&id=4563&view=article

ROMA, 25 APR - Un appello al Parlamento firmato da oltre 300 giuristi perchè proceda allo stralcio degli articoli 30, 31, 32 e 50 del Ddl lavoro, rinviato alle Camere dal capo dello Stato, relativi tra l'altro a certificazione, arbitrato e licenziamento. Tra i primi firmatari, Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale.
Con l'appello, lanciato dalle pagine del 'Sole 24 Orè con uno spazio a pagamento, si chiede un «supplemento di riflessione e approfondimento» sugli articoli citati, e «quantomeno» di prendere in considerazione alcune proposte di modifica; tra cui, che il ricorso all'arbitrato sia possibile solo per controversie già insorte e per clausola compromissoria iniziale ma «pienamente vincolante» per l'impresa; che il giudizio arbitrale sia secondo diritto e non secondo equità; che, quanto alla certificazione, resti ferma la potestà del giudice del lavoro in ordine alla ricognizione dell'autenticità della volontà contrattuale. (ANSA).

Nonostante le modifiche al Ddl lavoro apportate nella competente commissione alla Camera «la controriforma del processo del lavoro resta una legge sbagliata che continua a mantenere punti evidenti di incostituzionalità e contro la quale la mobilitazione prosegue e si rafforza». Lo afferma il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, che conferma per domani presidi davanti alle prefetture di tutte le città d'Italia e per mercoledì 28 aprile un presidio nazionale davanti la Camera dei Deputati. «Permangono - sottolinea - misure molto gravi come la certificazione in deroga ai contratti collettivi nazionali di e i vincoli al ruolo del giudice del lavoro, il ricatto sui precari per la clausola compromissoria che non è certo attenuato da un rinvio di 30 giorni, nessuna schermatura sostanziale alla derogabilità di leggi e contratti possibile con l'arbitrato di equità che resta preventivo al manifestarsi della controversia, è confermata la previsione di un decreto ministeriale anche se fintamente attenuata, non previsto niente sui termini dell'impugnazione». Secondo Fammoni, «anche rispetto alle osservazioni del Presidente della Repubblica le risposte non sono state utili a modificare la sostanza dei cinque articoli di legge, sebbene le iniziative di mobilitazione che si sono sviluppate in questi giorni abbiano quantomeno affermato l'esigenza di modificare il testo».

«Per questo - conclude Fammoni - la mobilitazione proseguirà con rinnovato vigore a partire dal coinvolgimento e dall'informazione dei lavoratori, dall'evidenziazione dei punti di incostituzionalità e dalle iniziative di mobilitazione già in programma in tutta Italia». Domani dunque partiranno i presidi di domani sotto le prefetture di tutte le città di Italia e mercoledì si terrà quello nazionale davanti la Camera dei Deputati nel giorno dell'avvio del dibattito in aula il 28 aprile.Intanto oltre 300 giuristi, tra i quali Valerio Onida e Sergio Mattone, hanno lanciato oggi, dalle pagine del quotidiano 'Il Sole 24 Orè con uno spazio a pagamento, un appello per chiedere al Parlamento di procedere allo stralcio degli articoli 30, 31, 32 e 50 del Ddl lavoro, che prevedono una serie di cambiamenti nel processo del lavoro e in particolare sull'arbitrato. In via subordinata allo stralcio, l'appello chiede di apportare, almeno, una serie di modifiche. Tra le quali: che per il ricorso all'arbitrato sia eliminata la clausola compromissoria; che eventualmente il ricorso all'arbitrato sia possibile esclusivamente al momento della nascita della controversia; che si tratti, comunque, di giudizio arbitrale secondo diritto e non secondo equità; che, quanto alla certificazione, resti ferma la potestà del giudice del lavoro in ordine alla ricognizione dell'autenticità della volontà contrattuale. (Sec-Tes/Gs/Adnkronos)

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